Dopo la sconfitta contro il Como, i biancocelesti sono chiamati a un pronto riscatto contro il Verona davanti alla propria gente nell’esordio casalingo, nel frattempo sono arrivate le convocazioni per le nazionali
Un’estate che più turbolenta e complicata non poteva essere per la Lazio. L’amarissimo finale della stagione scorsa, con la clamorosa sconfitta casalinga contro il Lecce che escludeva i biancocelesti dalle competizioni europee dopo otto partecipazioni consecutive, è stato reso ancora più incandescente dal blocco del mercato imposto dalla federazione, per non aver rispettato i parametri fondamentali economico finanziari, che di fatto ha impedito alla società di acquistare nuovi giocatori in questa sessione estiva di calciomercato. Una vera e propria onta mai accaduta nella storia ultracentenaria della società che ha fatto esplodere ancora più forte la contestazione della piazza contro l’attuale gestione del presidente Lotito.

Soltanto il ritorno a Formello di Maurizio Sarri, 18 mesi dopo le clamorose dimissioni annunciate nel marzo del 2023, dopo la sconfitta casalinga contro l’Udinese, hanno rasserenato un po’ l’ambiente, che comunque ha voluto dare un segnale importante di attaccamento alla propria squadra del cuore sottoscrivendo quasi 30mila abbonamenti, il secondo miglior dato dell’era Lotito. Domani sugli spalti dell’Olimpico, per la prima gara casalinga della nuova stagione, saranno presenti oltre 40mila laziali.
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C’era una volta la Lazionale
La rosa è rimasta quindi, per forza di cose, la stessa a disposizione di Marco Baroni, con soltanto i ritorni dai rispettivi prestiti di Danilo Cataldi e Matteo Cancellieri, ma senza Tchaouna ceduto agli inglesi del Burnley. Un compito quindi non facile per il Comandante, chiamato prima di tutto a rivitalizzare dei giocatori sia dal punto di vista fisico che di motivazioni, fondamentali quest’anno per uscire dall’impasse soprattutto mentale, oltre che ovviamente tecnico del mancato mercato, e poi a cercare la soluzione “interna” più adatta a sviluppare il suo 433 tanto caro in tutte le piazze dove è stato ad allenare in carriera. La sconfitta di Como, più pesante nell’atteggiamento che dal punto di vista del risultato, non ha certo aiutato a credere nel possibile obiettivo stagionale, ecco perchè diventa imperativo tornare subito a vincere domani sera contro il Verona di Zanetti.

Il momento della squadra biancoceleste, se prendiamo anche in considerazione gli ultimi mesi del campionato scorso, fa emergere una certa involuzione da parte di alcuni componenti principali della rosa e le ultime convocazioni diramate dai commissari tecnici della varie nazionali sono lì a testimoniarlo. La Lazio, infatti, è passata dal consegnare dodici giocatori alle rispettive nazionali a soltanto sette in quelle diramate ieri, un deciso passo indietro che spiega bene il momento piuttosto difficile che sta vivendo. Starà a Sarri rivitalizzare un gruppo di giocatori che appare non più in fiducia, dal lavoro quotidiano a Formello e dai conseguenti risultati della domenica passerà anche la crescita di condizione e quindi di considerazione dei giocatori biancocelesti.
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Un motivo per sorridere per Sarri
Se essere convocati dalla nazionale del proprio Paese resta comunque motivo di vanto e orgoglio per ogni calciatore, è indubbio che comunque rappresenti un surplus di fatica, tra viaggi, a volte intercontinentali, cambiamenti di fuso orario e partite in più. Un fattore che molte volte, nel calendario sempre più intasato che ogni anno obbliga i top club a disputare non meno di 50 partite, diventa decisivo per l’esito finale delle competizioni disputate. Gila, Tavares, Belahyane, Guendouzi, Isaksen e Castellanos, esclusi dalle nazionali. Se a maggio, nell’ultimo giro di convocazioni, i convocati biancocelesti erano ben 12, lunedì ne partiranno soltanto 7: Mandas, Hysaj, Marusic, Rovella, Zaccagni, Dele-Bashiru e Dia.
Convocazioni peraltro importantissime perchè sono quelle per le gare di qualificazione alla prossima Coppa del Mondo che si disputerà sul continente americano tra USA, Canada e Messico, e vedrà protagoniste per la prima volta ben 48 squadre. Sarri è sempre stato un allenatore di campo, che preferisce cioè lavorare con continuità durante gli allenamenti con tutto il gruppo a disposizione, un modo per insegnare meglio il suo calcio con lezioni continue, quotidiane, per perfezionare al meglio i meccanismi di gioco. Probabilmente in cuor suo è anche contento della mancata convocazione di alcuni giocatori perchè evidentemente rimarranno a lavorare a Formello, dovrà però essere anche un fine psicologo per far capire a tutti che proprio dal lavoro con la Lazio, dai risultati che si otterranno, potrebbe ripassare il treno mondiale per chi oggi non lo ha visto fermare alla stazione più vicina.