La Lazio cerca di risolvere il problema dell’area di rigore. Con esperimenti, attese e cambiamenti, Sarri cerca la soluzione per aumentare i gol
La Lazio cerca un volto per l’area di rigore. Il pallone passa, la porta resta piccola. Fra attese, esperimenti e sguardi in panchina, il “nove” è ancora un luogo vuoto. E ogni partita chiede risposta.
E il centravanti? La domanda rimbalza da settimane. La Lazio prova soluzioni, non trova il colpo che cambia l’inerzia. Maurizio Sarri ha testato ogni via: falso nove, attacco fluido, punte in rotazione. Il risultato non cambia. Poche occasioni, pochi gol.
I dati raccontano la stasi. In 26 gare ufficiali, la Lazio ha collezionato 12 clean sheet. Bene dietro. Ma in 13 partite su 26 è rimasta a secco. Male davanti. Da agosto a dicembre la squadra tirava 11,4 volte a partita, segnava 1,1. Da gennaio la media si è abbassata: 10,9 tiri, 0,9 gol. È una discesa. L’uscita di Castellanos, che Sarri sperava di assorbire, ha pesato.
A Cagliari, il segnale più chiaro. Né Maldini né Ratkov hanno calciato in porta. Gli unici tiri nello specchio sono arrivati da Provstgaard, Taylor e Cataldi. Lì, la differenza l’ha fatta Noslin. Ha inciso da ala, ha spaccato i duelli, ha costretto Mina al secondo giallo in dieci secondi. È l’unico che, da “nove” o da esterno, combina qualcosa. Lo aveva già fatto con Torino, Lecce, Parma e Bologna. E lo aveva fatto l’anno scorso, da avversario, contro Napoli e Bodø. È un segnale chiaro, anche se non definitivo.
Maldini, intanto, resta un enigma tattico. Sarri lo definisce “punta atipica”. Non attacca spesso l’area piccola. Gioca lontano dalla porta. Ha velocità per la profondità, ma fatica a leggere il momento. Non sono giudizi banali, sono limiti tecnici da allenare. Con Ratkov il tecnico è stato netto: ragazzo del 2003, appena arrivato, tempi di adattamento. Storia già vista. Intanto la classifica si muove: con un attacco così, il nono posto traballa. Il decimo non è un’ipotesi remota. La classifica non aspetta chi cerca sé stesso.
Mercato, identità, scelte
Gli investimenti pesano. Ratkov è costato 13 milioni. Noslin circa 16. Dia andrà riscattato a 11 a giugno. Maldini è in prestito, con diritto di riscatto a 14 milioni che scatta con l’Europa League. Non ci sono comunicazioni ufficiali che indichino clausole alternative. Qui si incrocia tutto: il presente di Sarri e il domani del club.
Il tecnico lo ha detto chiaro: “Gioco un calcio diverso dal mio”. Frase pesante. Traduzione semplice: tanti profili non hanno le caratteristiche per il suo gioco. Il nodo sta lì. Cambiare i giocatori o cambiare l’allenatore? Tocca a Lotito e Fabiani. Negli ultimi anni la scelta è stata spesso la continuità in panchina e il rimescolamento della rosa. È la via più semplice, non sempre la più veloce.
Intanto l’Olimpico guarda l’area e aspetta un proprietario. Un attaccante vero. O una soluzione credibile. Non serve un miracolo, serve un gesto normale: un taglio sul primo palo, un tocco sporco, un movimento che liberi il compagno. È questo, oggi, il calcio che manca alla Lazio. Il resto lo dice il tabellino.
