La gara di domani sera contro il Verona non segnerà soltanto l’esordio stagionale casalingo della squadra biancoceleste, ma anche il ritorno sul prato dell’Olimpico dell’allenatore toscano dopo quella serata stregata contro l’Udinese
In quest’estate così assurda per l’ambiente biancoceleste, l’unico raggio di luce che i tifosi della Lazio hanno visto in fondo al tunnel della contestazione alla gestione del presidente Lotito, del mancato mercato per il clamoroso blocco imposto dalla federazione che ha impedito di fatto l’arrivo di rinforzi in questa sessione, è stato indubbiamente il ritorno a Formello di Maurizio Sarri. Un ritorno dopo 17 mesi dalle clamorose dimissioni presentate il giorno dopo la sconfitta interna contro l’Udinese nel marzo del 2024.

La sconfitta contro il Como nella gara inaugurale della stagione ha fatto più male per l’atteggiamento in campo della squadra, sempre in balia degli avversari, che per il risultato finale, una battuta d’arresto che però ora obbliga Zaccagni e compagni alla vittoria contro il Verona domani sera nell’esordio casalingo davanti ai propri tifosi. Saranno infatti oltre 40mila i laziali presenti sugli spalti, un numero molto importante dopo una delle estati più difficili della storia recente del club, che hanno scelto ancora una volta di anteporre la propria passione e il proprio attaccamento ai colori tanto amati rispetto all’aperta contestazione contro la gestione del presidente Lotito.
Tutto è pronto per il ritorno del Comandante all’Olimpico
Il sogno Champions League si era appena infranto contro la corazzata teutonica del Bayern Monaco, in campionato la rincorsa a un nuovo piazzamento europeo sembrava piuttosto complicata, Luis Alberto, Immobile e Felipe Anderson erano ancora i beniamini della gente laziale, ma quella notte, contro l’Udinese di Cioffi, tutto implose definitivamente e il giorno dopo la clamorosa sconfitta casalinga contro i friulani l’epoca del Sarrismo si chiuse definitivamente davanti alle irrevocabili dimissioni del Comandante che neanche Lotito riuscì a far rientrare. Domani saranno 17 mesi da quella notte stregata.

Era infatti lunedì 11 marzo 2024, solito posticipo motivato dalle gare europee infrasettimanali, quando tre gol nei primi 10 minuti del secondo tempo della gara tra Lazio e Udinese sancirono l’ennesima sconfitta di quella poco fortunata stagione, la quinta delle ultime sette giornate. Una gara finita tra i fischi assordanti della gente laziale che convinsero Sarri, alle prese anche con alcuni problemi personali, a dire stop!
Un momento molto diverso
Il Sarri bis non si è aperto nel migliore dei modi. Il blocco del mercato, che di fatto ha consegnato al tecnico toscano la stessa rosa che lo scorso anno, sotto la guida di Baroni, ha fallito anche la qualificazione alle coppe europee, ha riacceso il fuoco di una contestazione contro la gestione del presidente Lotito, mai del tutto sopita. Inoltre, alcuni infortuni occorsi a un paio di titolari nella fase di preparazione hanno complicato la scelta della prima formazione e la sconfitta nella gara inaugurale contro gli uomini di Fabregas ha fatto diventare la “prima” all’Olimpico molto importante.

Sarri tornerà a sedersi su quella panchina verso la curva Nord probabilmente con un pizzico d’emozione, d’altronde l’ex tecnico toscano non ha mai nascosto il legame che ha stretto con l’ambiente Lazio e questi colori. “Il sostegno del pubblico è uno dei motivi per cui ho sempre parlato bene dei tifosi della Lazio. Quando le cose fanno male arrivano le critiche ma non fanno mai mancare il loro sostegno“, disse il giorno della presentazione del suo secondo mandato, per poi aggiungere “non posso essere garante dei risultati o del mercato. Io garantisco la mia professionalità e di dare l’anima e so che non basterà. Abbiamo bisogno che la gente ci stia accanto, anche criticandoci tutta la settimana penso che la domenica ci sosterrà. Io mi aspetto e mi auguro che il popolo laziale sia partecipe al 100%“. Domani sera si ricomincia, un anno e mezzo dopo Sarri si riprende la Lazio e la gente è pronta a seguire in battaglia il suo Comandante.