Sergio Petrelli, doppio ex di Lazio e Verona, attacca: “Siamo diventati la Legione Straniera. Poi ci lamentiamo se non andiamo ai Mondiali. La Lazio è unica…”
“Io mi fido di Sarri: mi piace come imposta le sue squadre, mi piace la sua mentalità e mi piace anche lì il suo modo di esprimersi. Di dare spazio ai suoi giocatori e di non voler mai essere una prima donna. Sono convinto che se c’è una persona che possa riuscire a tirare fuori il meglio da questa squadra, questo è lui”. Sergio Petrelli, ex terzino della Lazio di Tommaso Maestrelli, capace di vincere il primo scudetto della storia della Lazio, non ha dubbi. “Fidiamoci di Sarri, sarà in grado di rilanciare la Lazio”.

Petrelli è stato uno dei primi terzini offensivi della storia. Ed uno dei primi a passare direttamente dalla Roma alla Lazio. “Mica era semplice in quegli anni, ma ho fatto la scelta giusta. Quando chiusi con la Roma andai all’Hotel Gallia a cercare una squadra e incontrai Maestrelli. Quando mi propose di passare alla Lazio avevo paura che non tutti i tifosi fossero contenti. Io avevo anche segnato un gol in un derby. Ma alla fine andò bene. Alla Lazio fu tutta un’altra cosa. Altro spirito, altri compagni, altra musica. Una squadra e un ambiente che erano fatti su misura per me”.
Lei ha giocato anche nel Verona…
“Anni belli, che non dimenticherò. Una bella squadra, con un signore in panchina come Liedholm. Vincemmo un campionato di B e mi permise di entrare nel calcio che contava”.
A proposito di Lazio e Verona… Ricorda la sfida del 1974, quella in cui alla fine del primo tempo rientraste subito in campo senza aspettare il quarto d’ora di riposo?
“In realtà non siamo proprio andati negli spogliatoi. Siamo rimasti lì, ognuno al proprio posto. Quando i miei ex compagni sono tornati in campo, mi hanno detto che non eravamo normali. E forse avevano ragione (ride ndr.) fatto è che nei primi venti minuti della ripresa giocammo una gara ad un ritmo pazzesco e ribaltammo il risultato. Fu una vittoria decisiva per la vittoria del titolo, che arrivò qualche settimana più tardi”.

Che ne pensa oggi della Lazio e del Verona?
“La Lazio la seguo sempre con affetto: sono convinto che il ko di Como ci possa stare, ma può riprendersi. Il Verona lotterà per salvarsi e sono dell’idea che alla fine ce la farò. Ma se devo dire la verità, il calcio di oggi mi appassiona di meno rispetto a quello di qualche anno fa. Anzi, per certi versi non mi piace proprio, mi delude”.
Perché?
“Perché siamo diventati la Legione Straniera. Non ci sono più giovani italiani che emergono. Anche nei settori giovanili. Quando guardi una partita e ti accorgi che tra ventidue giocatori ci saranno si e no quattro o cinque italiani, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Poi ci lamentiamo se non andiamo ai Mondiali. In questo apprezzo la Lazio”.
Per quale motivo?
“Perché è l’unica che ha formato un minimo di base storica. Ha Cataldi, Pellegrini, Romagnoli, tre giocatori romani e tifosi laziali. Non credo che altre squadre si trovino nelle stesse condizioni. Ma al di la di tutto, quello di oggi è proprio un calcio diverso dal mio. Quando vedo dei fuoriclasse che si gettano a terra e con la coda dell’occhio cercano di capire se l’arbitro li sta guardando per esagerare nelle scene, allora mi rendo conto che il nostro era decisamente meglio”.