Una porta che si apre a Coverciano, il brusio di chi sceglie il futuro. Nel calcio italiano tornano le decisioni che pesano: un nome per guidare la visione, uno per stare in panchina, e un tavolo istituzionale da apparecchiare con calma e fermezza. È l’inizio di una partita diversa, giocata molto fuori dal campo.
La nuova guida della Figc parte da un’idea semplice. Prima la visione, poi i nomi. Serve una regia unica. Un direttore tecnico che scelga rotta, linguaggio, criteri. Solo dopo, il nuovo CT della Nazionale. È una sequenza che parla di metodo. Ordine prima del risultato.
Questa scelta non è solo burocrazia. Vuole evitare l’effetto annuncio. Vuole cucire i pezzi: Nazionale A, giovanili, club, formazione, analisi dati. Una filiera coerente. Chi guida l’area tecnica deve fissare il profilo del commissario tecnico, la cultura di lavoro, le priorità. Ritmo, talento, disciplina. E una parola chiave: coraggio.
Perché partire dal Direttore Tecnico
Il direttore tecnico è un ponte. Traduce idea in pratica. Imposta scouting, metodologie, criteri di convocazione. Dà continuità oltre il ciclo di un CT. In Italia lo abbiamo visto quando l’area tecnica ha fatto sistema con i club. Funziona quando si sceglie senza fretta e con responsabilità chiara.
Qui arriva il nodo centrale. Secondo quanto filtra, senza conferme ufficiali, i profili allo studio sono quelli di Paolo Maldini e Frederic Massara. Insieme hanno costruito al Milan una squadra capace di vincere lo Scudetto 2021-22 e arrivare in semifinale di Champions l’anno dopo. Hanno portato colpi come Theo Hernández e Tonali, hanno difeso un’idea di gioco compatta e verticale. Curriculum pesante, stile sobrio. Se la scelta cadrà su uno dei due, sarà per dare identità a monte. Se non accadrà, resterà il criterio: un leader dell’area tecnica con credibilità internazionale.
E il nuovo CT? Nessun nome è dato per certo. Il profilo è chiaro: esperienza europea, lavoro sui giovani, gestione delle pressioni. L’Italia ha vinto Euro 2020 ma ha mancato due Mondiali di fila. Serve qualcuno che legga il presente e prepari il domani. Allenamenti corti e intensi. Idee semplici, ripetute bene. Un gruppo che si riconosca in poche parole solide.
I dossier con il Governo
C’è poi il tavolo istituzionale. Qui entra in scena il CONI di Giovanni Malagò, interlocutore naturale del nuovo vertice Figc. I “dialoghi col Governo” non sono slogan. Sono pratiche, tempi, firme. I dossier possibili? Stadi e infrastrutture (anche in prospettiva Euro 2032, assegnati con candidatura congiunta), sostegno ai vivai e alla formazione tecnica, norme più snelle per gli eventi, attenzione alla sostenibilità del sistema. Non tutto è definito. Alcune voci sono solo ipotesi di lavoro e non ci sono ancora atti ufficiali. Ma la rotta è quella: collaborazione stabile, non interventi spot.
La scena torna al campo. Palloni che rotolano, maglie azzurre allineate. La politica sportiva non è un contorno. È il modo in cui costruiamo quel che poi applaudiamo la sera. La scelta del direttore tecnico, quindi del CT, e il tono delle trattative con le istituzioni diranno chi vogliamo essere. Preferiamo rimandare o scegliere? Restare prudenti o alzare lo sguardo? Magari la risposta è tutta lì, in una porta che si apre piano e in una voce che, per una volta, non promette: indica una strada.